CAPITOLO
XII – NEGATIVE FEED BACK
La retroazione
negativa rappresenta un tassello fondamentale nella comprensione
della teoria dei circuiti amplificativi che tanto ci affascinano.
Feed Back vuol dire letteralmente “informazione di
ritorno”, mentre negative, come lascia intendere lo stesso
termine è un qualcosa che viene sottratto, negato. Vediamo di
fare luce su queste definizioni.
Utilizzare un feed
back vuol semplicemente dire compiere un’azione e
immediatamente dopo utilizzare una certa “informazione di
ritorno” per correggere il comportamento successivo.
Chi di voi ha prestato
servizio militare in un reparto operativo ricorderà le
esercitazioni al poligono di tiro con i mitici fucili “garand”
e gli automatici f.a.l. (fucile automatico leggero). Ebbene abbiamo
tutti ancora nelle orecchie la voce del megafono dell’ufficiale
di tiro che diceva: “…in postazione 1, alza a destra”
…..”… in postazione 2, abbassa a sinistra”…
“… in postazione 3: va bene così” ecc.
L’ufficiale
utilizzava, infatti, “l’informazione di ritorno”,
costituita da ciò che egli vedeva attraverso l’ausilio
di mezzi ottici (binocolo), per far correggere il tiro “dell’ardito
fante” o bersagliere……
In elettronica utilizzare il feed back vuol dire
inserire, all’interno del circuito, dei meccanismi di
autocontrollo capaci di rilevare ciò che avviene all’uscita,
riportare, quindi, il fenomeno in ingresso, confrontarlo con ciò
che si voleva ottenere, cioè con quella che era l’intenzione,
e forzare il comportamento ottenuto in uscita verso l’intenzione.
Tutto ciò sempre nell’ipotesi che ciò che si è,
in prima battuta, ottenuto in uscita non coincide con l’intenzione
stessa. In caso contrario (uscita = risultato prefisso) l’azione
di controllo sarà assolutamente neutrale.
Nell’ipotesi che il concetto
illustrato
nell’esempio “del poligono di tiro” potrebbe
essersi oscurato nella spiegazione appena data fornirò,
tenacemente, un altro esempio.
Scomodiamo
stavolta le vecchie locomotive a vapore dei film western (nei quali
lo sceriffo era sempre in realtà il capo dei banditi….)
ed alcuni concetti di ingegneria meccanica. Le romantiche e fumose
locomotive di inizio ‘800 riuscivano già all’epoca
a mantenere una velocità costante in misura indipendente dal
carico che trascinavano grazie ad un semplice sistema di feed back
costituito da due “pesi mobili” collegati
all’albero motore e dipendenti da esso al punto di alzarsi o
abbassarsi lungo un asta in base alla velocità del treno.
Lungo l’asta dove i pesi mobili erano collegati c’era un
meccanismo di giunzione con una valvola di controllo della pressione.
Alzandosi, quindi, i pesi mobili aprivano una valvola che lasciava
uscire vapore, abbassandosi chiudevano la valvola facendo aumentare
la quantità di vapore che giungeva ai meccanismi di movimento.
Nella
fase iniziale, alla partenza del treno, i pesi erano fermi alla base
dell’asta nella posizione “valvola chiusa”. Dalla
caldaia iniziava quindi ad affluire calore, di conseguenza vapore, ed
il treno iniziava a muoversi. Dopo alcuni minuti la velocità
era aumentata, i pesi mobili iniziavano allora a sollevarsi
all’aumentare della velocità e quando questa era
arrivata intorno ai 60 km orari, i pesi iniziavano ad aprire la
valvola, cui erano collegati, lasciando uscire vapore. A questo punto
comprenderete che anche se il macchinista avesse riempito al massimo
la caldaia di carbone la velocità non sarebbe più
aumentata: rimaneva, cioè, costante, indipendentemente dal
carico, grazie ad un meccanismo automatico di regolazione.
Appena la velocità
si abbassava, magari perché iniziava un tratto in salita, i
pesi mobili si abbassavano chiudendo la valvola e facendo giungere
tutto il vapore ai meccanismi di trasmissione per cui la velocità
tornava ad aumentare di nuovo. Uno sguardo al disegnino che ho
preparato vi chiarirà il concetto.

In verde i due pesi
mobili, in giallo la valvola di retroazione, In azzurro il motore, in
viola il collegamento di retroaz.
Albero rotante (rosso)
E’ adesso chiaro come l’intero sistema
viene tenuto sotto controllo riportando in ingresso una misura
dell’uscita che modula ciò che si presenta all’ingresso
del motore.
Nel nostro
esempio la quantità di vapore che entra nel sistema è
sempre la stessa, ma la quantità di vapore che arriva al
motore è modulata in funzione della velocità
dell’albero motore. Una parte del vapore che si presenta in
ingesso viene, infatti, fatta uscire dalla valvola di retroazione
quando reputata eccessiva in base alla misurazione della velocità
dell’albero motore.
Esempi di
retroazione negativa si possono fare in moltissimi altri
settori ed applicazioni della tecnologia e della scienza o del vivere
quotidiano.
Tornando adesso al
campo che più ci interessa, diciamo che anche all’interno
di un amplificatore può essere inserito un circuito di
retroazione per far sì che il guadagno risulti costante in
presenza di oscillazioni della temperatura dei dispositivi impiegati
o dell’ampiezza del segnale d’ingresso. Nel
capitolo dedicato al Bjt abbiamo ampiamente trattato del fenomeno
dell’aumento della corrente di collettore a riposo in
dipendenza del parametro Hfe. In realtà il guadagno di
tensione di un amplificatore è funzione di diverse variabili:
la posizione del punto di lavoro e la tensione di alimentazione.
Assemblando un circuito amplificativo, anche dei più semplici
come Ella, non facciamo altro che mettere insieme molti componenti
(resistenze, transistori, condensatori) ed allora anche le piccole
variazioni degli stadi di funzionamento di ciascun componente
comportano valori estremamente incerti sul risultato finale del
guadagno di tensione.
Questo ci spiega perché i parametri, le
misurazioni tecniche che si possono fare su di un amplificatore non
sono mai numeri puntuali, ma sempre range di valori.
Ricordo, ad esempio,
che nella mia prima versione di Ella, il canale dx scaldava molto di
più del sx senza un’apparente logica causa. Sostituendo
il Bjt (stessa marca e stesso modello) ho eliminato l’anomalia
senza un’apparente spiegazione. Non è neanche raro
trovare, nelle istruzioni di funzionamento dei circuiti integrati,
range medi di guadagni di tensione di 200.000 che possono, però,
anche abbassarsi a 20.000 (provare per credere).
La
retroazione negativa consente, così, di superare i
problemi di aleatorietà dei guadagni di tensione dei vari
dispositivi elettronici.
La
circuitazione “retroazionata” prevede un anello che
riporta in ingresso una frazione del segnale d’uscita. In
generale la retroazione può essere positiva o negativa.
E’ positiva se la frazione del segnale di uscita viene sommata
al segnale d’ingresso, negativa in caso contrario, quando cioè
si utilizza una frazione del segnale di uscita per diminuire il
segnale d’ingresso.
Adesso lasciamo un
minimo spazio alla matematica e commentiamo le seguenti formule:
A=Vout/Vin (dove A=”guadagno di tensione
dell’amplificatore”)
In un circuito non retroazionato avremo:
e = Vin
“segnale d’ingresso”
in un circuito
retroazionato positivamente avremo invece:
e = Vin
+ BVout dove B è una frazione di Vout
in un circuito
retroazionato negativamente avremo invece:
e = Vin - BVout
ma
possiamo anche scrivere che il segnale in uscita Vout è
dato dal segnale d’ingresso per il suo fattore di
amplificazione di base Ao:
Vout
= Ao*e poiché e = Vin
– BVout sostituendo avremo:
Vout = Ao(Vin- BVout)
che sviluppando diventa Vout = AoVin - AoBVout
ancora
AoVin-AoBVout-Vout = 0 cioè Vout(1+BAo)=AoVin dividendo i
due membri dell’equazione per Vin si ha:
Vout(1+BAo)/Vin=Ao e
dividendo tutto per (1+BAo) diventa Vout/Vin=Ao/(1+BAo) ma se vedete
bene abbiamo esplicitato Vout/Vin cioè proprio il guadagno di
tensione del segnale amplificato cioè il nostro A e allora
possiamo scrivere che:
A=Ao/(1+BAo)
cioè a parole per i meno amanti della
matematica abbiamo dimostrato che il guadagno amplificativo con
fattore di retroazione è dato dal fattore di amplificazione
senza retroazione Ao diviso il fattore di retroazione negativa BAo.
Ora siccome BAo è sempre molto > 1 possiamo trascurare 1
al denominatore e scrivere A=Ao/BAo cioè:
A=1/B, cioè il guadagno di un
amplificatore retroazionato è finalmente indipendente da Ao
(guadagno dell’amplificatore senza circuito di retroazione) e
diventa dipendente solo dal fattore di retroazione B cioè da
quanta parte del segnale di uscita Vout viene riportata a sottrarre
segnale di ingresso.
Sempre per far
capire poi cosa avviene nella pratica diciamo
che l’elemento attenuatore viene fatto dipendere dal valore di
resistenze, in un partitore di tensione, in modo da ottenere qualcosa
di molto stabile e indipendente da Ao. Tutto chiaro?
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Adesso per i più
esigenti (abbiamo,
infatti, tra i nostri lettori anche alcuni studenti di ingegneria che
occorre mantenere interessati)
un piccolo stimolo che non approfondiremo, però, in questa
sede.
Riprendendo la formula della
retroazione positiva che ricorderete:
A=Ao/1-BAo (nella
retroazione negativa era A=Ao/1+BAo) che
succede se BAo = 1 o si avvicina a 1? Il fattore A diventerà
molto grande, infinito (un numero diviso zero, o che tende a zero,
tenderà all’infinito Ao/0),
cioè, avremo segnale di uscita
anche senza segnale d'ingresso e questa condizione, dimostrata dalla
formula matematica, (che può
apparire assurda) esiste e si verifica
nei circuiti oscillatori o generatori di segnale……
buona riflessione….
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Riprendiamo adesso l’analisi con un taglio
leggermente più “audiofilo...
Nei capitoli precedenti abbiamo anticipato come in
realtà nessun amplificatore ha lo stesso guadagno per tutte le
frequenze. In generale si può affermare che: “il
guadagno inizia a diminuire alle alte frequenze a causa delle
capacità di dispersione interne”.
Tutti sappiamo che se se il guadagno di un
amplificatore presenta un’eccessiva sensibilità alle
variazioni di frequenza del segnale allora avremo un amplificatore
con una cattiva risposta in frequenza che può diventare, se il
fenomeno è molto accentuato, distorsione
in frequenza.
La retroazione negativa
interviene allora minimizzando tale fenomeno fino a che A=1/B cioè
il guadagno A=Vout/Vin è indipendente dalla frequenza.
Un’occhiata al grafico per chiarificare....

Asse delle ascisse = Frequenza;
Asse delle ordinate = Guadagno in tensione V
Linea
Rossa: risposta in frequenza di un circuito amplificativo ad
“anello aperto” senza circuito di retroazione;
Linee
azzurre: risposta in frequenza di un circuito amplificativo ad
“anello chiuso” con circuito di retroazione;
Come si vede inserendo
l’anello di retroazione diminuisce il guadagno in tensione
dell’amplificatore con un appiattimento della risposta in
frequenza.
In effetti le linee
azzurre (circuito retroazionato) sono indipendenti nel loro guadagno
di tensione dalla frequenza. Nel circuito ad anello aperto (linea
rossa), invece, il guadagno in tensione è molto elevato per le
basse frequenze, ma già a 1K si dimezza per annullarsi ai
fatidici 20K.
La risposta in frequenza nel circuito non
retroazionato non è lineare, ma decade linearmente, mentre
nel circuito retroazionato con fattore B=0.1, è appiattita in
basso (il circuito retroazionato presenterà minor guadagno in
tensione), ma è sempre la stessa per le diverse frequenze. Il
circuito non retroazionato apparirà così “squilibrato”
potente e ben presente sulle basse frequenza, ma assente sulle medie
alte frequenze.
Come ovviare però
all’eccessiva diminuzione di potenza del circuito
retroazionato? …….
Che ne dite di
collegare in cascata due circuiti amplificativi retroazionati? In tal
caso avremo un’amplificazione totale doppia, ma una risposta in
frequenza costante ed equilibrata……
La distorsione del segnale
d’ingresso.
Abbiamo
spesso sfiorato, nei capitoli precedenti, l’argomento della
“distorsione del segnale di ingresso” e non posso
adesso sottrarmi alla tentazione di spendere due parole a riguardo.
Il fenomeno, più
o meno noto a tutti gli addetti ai lavori, voluto o meno si ha quando
un amplificatore fornisce in uscita un segnale che nella forma
dell’onda sonora non è speculare a quella d’ingresso.
La forma d’onda del segnale di uscita risulta modificata nel
suo aspetto a causa di una traslazione in alto non lineare.
In alcuni
casi
l’effetto è voluto, anche se controllato, si pensi
all’effetto sul suono della chitarra elettrica durante un
concerto rock, in altri è assolutamente incontrollato ed
indesiderato. L’effetto è
comunque sempre dato da un aumento del segnale d’ingresso
dipendente dall’ampiezza del segnale stesso:



Nella
prima figura viene riportato il grafico di un segnale sinusoidale. Le
alte due figure sono relative rispettivamente all’effetto
clipping e all’effetto cross-over.
L’effetto clipping mostra come il guadagno
dell’amplificazione diminuisce per i valori più elevati
del segnale d’ingresso, mente rimane “fedele” per i
valori meno elevati, mentre l’effetto cross over mostra come i
valori di amplificazione si abbassano in prossimità di valori
molto bassi del segnale d’ingresso ed è molto comune in
amplificatori mal progettati...
La retroazione negativa, come avrete certamente
capito, risolve alcuni di questi problemi rendendo la risposta in
frequenza indipendente dalle caratteristiche del Bjt o dalle
frequenze del segnale d’ingresso a condizione, però, di
poter mantenere elevato il guadagno di tensione.
Traslando adesso il concetto nella realtà
dell’appassionato audiofilo e tenendo un attimo a freno le
curiosità di coloro che vorrebbero vedere come in concreto si
realizza un circuito retroazionato (ancora qualche riga e sveleremo
il mistero) vorrei invitarVi a riflettere del perché si
incontrano spesso amplificatori detti “sobri”. Si tratta
in realtà di amplificatori fortemente retroazionati che di
conseguenza appaiono sempre molto controllati privi di eccessi anche
a manopola di volume quasi a “palla” (un nome su tutti
Musical Fidelity, ma, a mio avviso, anche Harman Kardon per non
parlare in generale di tutti i -giapponesi-).
Adesso qualcuno starà già pensando
che il sottoscritto consideri gli amplificatori retroazionati
negativamente, non è così e a fine capitolo capirete il
perché.
Il segnale sinusoidale del primo grafico avrà
ricordato al lettore più attento l’analisi di Fourier
illustrata nel primo capitolo……ricorderete..
Ebbene
il numero di oscillazioni per minuto secondo, che la corda
sollecitata compie, esprime quella che definiamo frequenza. Ad
esempio se un corpo elastico (corda di violino, di pianoforte ecc)
produce una frequenza di 100 Hz, vorrà dire che tale corpo,
sollecitato, oscillerà 100 volte al secondo.
Diamo
adesso uno sguardo al grafico sottoriportato:

Tale
grafico riporta il diagramma dell’oscillazione di un corpo
eslastico che abbia compiuto un ciclo di oscillazione in 3.2 ms. E’
stata compiuta, cioè, una oscillazione completa in 3.2 ms.
Tale cilco viene raffigurato ripetuto nel tempo: 3.2 ms è,
dunque, il periodo; quindi in 1 secondo (=1000 ms) il nostro corpo
elastico ha compiuto 1000/3.2=310 (circa) cicli: il fenomeno si
ripete con una frequenza di 310 Hz. Ogni 1.6 ms il
grafico attraversa la retta tratteggiata (una volta in "salita"
e una volta in "discesa": semiciclo)….
L’analisi di Fourier mostra che ogni segnale periodico può
essere rappresentato come somma di onde sinusoidali aventi frequenza
multipla della frequenza originale fo.
Per i più addentro la materia la funzione sen(X) contiene solo
una frequenza, mente ogni altro segnale periodico contiene componenti
a diverse frequenze dette armoniche. Come già detto nel Prio
Capitolo, la prima di queste armoniche è detta “fondamentale”
ed è in alte parole la ripetizione del segnale, il reciproco
del suo periodo (sempre grafico di fig. 1). La seconda armonica, la
terza sono onde con frequenza multipla della fondamentale, mentre è
l’ampiezza e la fase delle “armoniche” a
determinare la forma del segnale complessivo.
Un segnale sinusoidale
che subisce un’alterazione, a causa di
un accrescimento della sua dimensione, subisce una distorsione non
lineare ed è come se venissero aggiunte alcune frequenze
armoniche. E’ possibile, allora, misurare la distorsione al
segnale d’ingresso aggiunta da un generico amplificatore
immettendo in ingresso un puro segnale sinusoidale e misurando il
segnale restituito dall’amplificatore in uscita. Tale metodo è
detto metodo della “distorsione
armonica”. Connettendo al circuito di uscita un
circuito di reiezione in frequenza, accordato sull’armonica
fondamentale, restano nel segnale di uscita le sole armoniche
originate dall’amplificatore e quindi la distorsione armonica
totale THD (Total Harmonic Distorsion) = Vrms/Vtrms.
La distorsione di intermodulazione
Non abbiamo, purtroppo, finito di esaminare gli effetti della non
linearità dell’amplificazione. Quando due segnali
vengono amplificati insieme, in uscita avremo un segnale con
frequenza pari alla somma dei segnali d’ingresso (e fin qui
niente di nuovo), ma anche un segnale a frequenza pari alla
differenza fra le frequenze dei due segnali in ingresso (??????).
Se in ingresso abbiamo due segnali da 500 Hz e da 700 Hz, l’uscita
conterrà i segnali amplificati a frequenze di 500 e 700 Hz, ma
anche due altri segnali: uno a frequenza 1.200 (500+700) e l’altro
a frequenza 200 Hz (700-500). Tali segnali sono detti prodotti di
intermodulazione ed il loro effetto si fa sentire non essendo
correlati alle frequenze originali. La distorsione da
intermodulazione è un altro parametro nella misurazione della
distorsione:
IMD (Intermodulation Distorsion) = Virms/Vtrms
Adesso non approfondiremo le metodologie per la misurazione della
IMD, ma diremo semplicemente che alle alte frequenze può
essere impossibile misurare la THD, mentre il metodo della IMD riesce
ancora a dare una buona valutazione della non linearità di un
amplificatore alle alte frequenze.
La distorsione non lineare è comunque un effetto
indesiderato che si cerca di limitare. Vediamo allora qual è
la relazione matematica tra distorsione e retroazione negativa:
Vout = Ao vin
+ Do
dove Ao = guadagno del circuito senza anello di retroazione negativa
e Do è la distorsione in uscita misurata senza retroazione. In
un circuito retroazionato avremo, invece,:
Vout= Ao (vin-Bvout) + Do poiché, come abbiamo già
visto, la retroazione sottrae qualcosa al segnale d’ingresso.
Sviluppando il prodotto all’interno della parentesi:
Vout = Aovin – AoBvout +Do --------> Vout(1+BAo) = Aovin +
Do (abbiamo solo raccolto Vout a sinistra dell’equazione),
adesso esplicitando Vout:
Vout = Aovin+Do/(1+BAo) che possiamo anche scrivere come
Vout =
(Ao/1+BAo)vin + Do/(1+BAo) dove Ao/1+BAo è il guadagno
di tensione con anello chiuso, mentre Do/(1+BAo) è la
distorsione in uscita sempre ad anello chiuso. La distorsione si
presenta, in realtà, nello stadio finale dell'amplificazione e
risulta essere divisa dal fattore (1+BAo) dove B è il fattore
di retroazione. Quindi maggiore è la retroazione, minore è
la distorsione in uscita. Anche il guadagno Ao/1+BAo risulta essere
diviso per lo stesso fattore, dunque:
maggiore retroazione = minor guadagno e minore distorsione.
Nella realtà è molto difficile realizzare un
amplificatore senza retroazione che presenti meno dell’1% di
distorsione armonica, mentre con un circuito retroazionato è
possibile raggiungere valori inferiori allo 0,1%. La retroazione,
però, non sempre riesce a risolvere tutti i problemi degli
amplificatori. Facendo lavorare un amplificatori in condizioni di
saturazione si verificherà che il segnale di uscita non
corrisponderà più al quello di ingresso nella forma
d’onda e allora nessuna retroazione riuscirà a
correggere l’anomalia. I circuiti retroazionati hanno, cioè,
un punto “overload” al di sopra del quale la distorsione
inizia ad aumentare vertiginosamente.

Adesso,
in concreto, forniamo un esempio di come si realizza un circuito di
retroazione (tratto in blu):
Un breve accenno anche alla retroazione di
corrente che a
differenza di quella di tensione, fin qui esaminata, si
realizza con un resistore sull’emettitore. La resistenza, alle
normali frequenze di lavoro viene by passata da un condensatore che
evita che ai capi della resistenza stessa compaiano tensioni
alternate diverse da zero. Se, però, tale condensatore viene
rimosso (come nella figura dove è stato eliminato), la
tensione alternata sulla resistenza comparirà in parallelo
alla tensione del segnale d’ingresso realizzando la
controreazione. In questo modo una tensione, proporzionale alla
corrente di uscita, viene riportata in ingresso. Se la corrente di
collettore e di emettitore sono uguali Ic=Ie allora B=RE/RL
e il guadagno del circuito retroaizonato sarà = 1/B= RL/RE

Notate che i segnali su RE
e RL sono sfasati di 180°
poiché il segnale su RE
è in fase con il segnale d’ingresso. Ora sappiamo
che possiamo prelevare due uscite opposte in fase. Le uscite avranno
stessa intensità, stessa ampiezza, ma fase opposta. Tale
circuito separatore è anche detto phase splitter.
Lascio ad ognuno di
Voi le opportune riflessioni sulla retroazione,
sulla sua utilità, sui suoi difetti ed i suoi pregi, sperando
di essere riuscito anche stavolta nell’intento….
Roberto De Laurentiis - email: Klf20@virgilio.it
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